Sono rimasto molto perplesso dalla reazione degli esponenti della Lega e mi sono chiesto a cosa stava servendo tutto quel chiasso: forse perché è stata semplicemente resa di dominio pubblico l'indagine in corso sui i legami tra 'ndrangheta e Lega con tanto di filmati ecc...?
In fondo sono anni che la Lega proclama il suo impegno alla lotta contro tutte le "mafie" senza tuttavia informare la Nazione sullo stato di fatto o sui "risultati" raggiunti. Oppure è come sempre e cioè che "i panni sporchi si lavano in famiglia" senza bisogno che lo sappiano tutti?
Accidenti! Ecco che arriva un certo Saviano a sbandierare a tutti gli italiani nientemeno che il giuramento di affiliazione alla "società" e a quali sacrifici, i membri, hanno votato la loro vita (persino morire per essa, quando è necessario): leggenda o verità conta poco, sta di fatto che la storiella sembra molto realistica e plausibile.
Maroni, indignato, vuole controbattere a tutti i costi alle (fantomatiche) accuse mosse contro la Lega. Se non potesse in qualche modo replicare così furbescamente (beh sì perché così avrebbe l'ultima parola), la Lega avrebbe fallito il suo compito di risanatrice contro tutte le mafie?
Si sente certamente minacciata da qualcosa!
Ma ecco che a distanza di soli due giorni avviene l'arresto di un grosso boss dei Casalesi: "Antonio Iovine".
Tale puntualità è sconcertante! La Lega può ritornare finalmente a respirare proclamando di nuovo il suo impegno contro le "mafie" screditando al tempo stesso chi le si mette in mezzo.
La parola d'ordine è "ristabilire lo status quo ante"... e come in una partita a scacchi per salvare il re si può sacrificare benissimo un alfiere.
Iovine un alfiere? Un pezzo sacrificabile per contrastare una minaccia? Quale minaccia!?
Quella della presa di consapevolezza degli italiani!
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